Castellammare Del Golfo
38°1,15' N - 12°53,2' E
38°1,15' N - 12°53,2' E
Favignana
37°55,83' N - 12°19,75' E
37°55,83' N - 12°19,75' E
Levanzo
37°59,05' N - 12°20,42' E
37°59,05' N - 12°20,42' E
Marettimo
37°57,85' N - 12°4,52' E
37°57,85' N - 12°4,52' E
Marsala
37°49,3' N - 12°29,42' E
37°49,3' N - 12°29,42' E
Mazara Del Vallo
37°39,85' N - 12°35,33' E
37°39,85' N - 12°35,33' E
San Vito Lo Capo
38°10,38' N - 12°44,13' E
38°10,38' N - 12°44,13' E
Tonnara di Bonagia
38°4,08' N - 12°35,7' E
38°4,08' N - 12°35,7' E
Trapani
38°1' N - 12°32,72' E
38°1' N - 12°32,72' E
di Dr. Elvis
Per conoscere le origini di Mozia bisogna risalire all’VIII secolo a.c., quando un gruppo di fenici, provenienti da Tiro, fondarono una colonia nell’isoletta dello Stagnone e la chiamarono appunto Mozia, che in lingua semitica significa “filanda”. Sull’isola, infatti, i fenici producevano manufatti tessili che poi commerciavano. Questa attività in poco tempo rese la città florida e rinomata in tutto il mediterraneo. Metopa Per un paio di secoli la vita dell’isola si svolse serenamente, ma, a partire dal VI secolo a.c., i Greci di Sicilia cominciarono ad insidiare il dominio commerciale fenicio-punico nel Mediterraneo. Per proteggersi dal pericolo di un invasione greca i moziesi fortificarono l’isola con alte mura, torri erobuste porte e accettarono la protezione della flotta cartaginese. Nonostante queste precauzioni, quando nel 397 a.c. il sinistro tiranno di Siracusa attaccò l’isola con 700 navi e più di 100.000 soldati, non bastarono la stoica resistenza dei moziesi e l’aiuto dei cartaginesi accorsi con 100 navi da guerra al comando dell’ammiraglio Imilcone, l’isola venne distrutta ed incendiata e gli abitanti barbaramente trucidati. I pochi superstiti fondarono Lilibaeum. Da quel momento Mozia venne dimenticata. Nel 1101 alcuni monaci basiliani eressero qui un convento dedicato al loro Santo protettore: S. Pantaleo. Da qui il nome con il quale l’isola venne per alcuni secoli conosciuta, fin quando Giuseppe Whitaker non la scoprì valorizzandone l’ingente patrimonio storico e archeologico. Questo perfetto gentleman inglese era chiamato Pip forse per distinguerlo dal padre anch’egli di nome Giuseppe, nipote di quel Beniamino Ingham che insieme a John Woodhouse tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo scoprì e valorizzò il vino Marsala. Pip Whitaker, grande appassionato d’archeologia, acquistò l’isola nel 1906 ed iniziò gli scavi. Nel 1927, a conclusione dei lavori, pubblicò un volume intitolato “ Mothia, a Phoenician colony in Sicily” nel quale riportava le varie fasi degli scavi ed elencava i numerosi ritrovamenti. Per seguire da vicino i lavori di scavo fece costruire sull’isola la bella villa che oggi è sede del museo a lui intitolato. Alla morte di Pip la figlia Delia ereditò Mozia insieme ad un ingente patrimonio. Oggi l’isola appartiene alla fondazione G. Whitaker che ha sede a Villa Malfitano a Palermo. Accesso e visita - Lasciare la macchina all'imbarcadero. Il collegamento con la terraferma è assicurato dai pescatori. Fino al 1971 si poteva raggiungere l'isola anche a bordo di un carretto trainato da un cavallo lungo il tracciato di una strada fenicia che collega l'isola alla terraferma. Dato che la strada si trova appena sotto il pelo dell'acqua si aveva la strana sensazione che il carretto "camminasse sull'acqua". Era questo il mezzo più comune per il trasporto dell'uva Grillo coltivata sull'isola dal XIX sec, ed utilizzata per la produzione del Marsala. Si giunge in prossimità dell'isola accolti da una profusione di profumi e di colori: la vegetazione, di tipo mediterraneo, è rigogliosissima soprattutto in primavera, e già in sè costituisce un valido motivo alla visita. Al centro sorge la bella abitazione ottocentesca dei Whitaker che ospita il museo. Scavi - Un sentiero permette di effettuare il periplo dell'isola e di scoprire i resti della città fenicia (1 h e 30 mm circa. Si consiglia di percorrerlo in senso antiorario). Fortificazioni - L'isola era naturalmente protetta dall'attuale Isola Longa, un tempo penisola, dalla terraferma e dalle acque poco profonde della laguna che rendevano molto difficile un attacco. Per aumentare le difese naturali, nel VI sec. a.C. Mozia venne anche cinta da mura lungo le quali si innalzavano torri di guardia. Le mura vennero modificate e rafforzate anche in epoche successive. Lungo il percorso si incontrano ancora resti delle torri, in particolare la torre orientale (a base rettangolare) con la scalinata di accesso. Porta Nord - Delle due porte che consentivano l'accesso alla città, questa era la principale ed è la meglio conservata. Si vedono i resti delle due torri che la fiancheggiavano. Alle spalle della porta si può ancora vedere parte del lastricato della strada principale della cittadina, con ancora i segni delle ruote lasciate dai carri. Verso il mare invece si delinea la strada lastricata che congiunge Mozia alla terraferma (in località Birgi) e che si trova appena sotto il pelo dell'acqua. Lunga circa 7 km era larga tanto da consentire il passaggio contemporaneo di due carri, il tracciato e ancor oggi evidenziato da "cippi" che emergono dall'acqua. I più arditi possono percorrere la strada a piedi (meglio se muniti di sandali di gomma). Oltrepassare la porta e percorrere la strada principale. Cappiddazzu - E' la zona che si erge alle spalle della porta Nord. Tra le costruzioni si riconosce un edificio a tre navate che aveva probabilmente una funzione religiosa. Ritornare verso la riva. Necropoli - Una serie di pietre tombali e di urne caratterizzano la necropoli arcaica ad incinerazione. Esisteva inoltre una seconda necropoli sulla terraferma, in località Birgi, proprio in corrispondenza della "strada sommersa". Tophet - Designa l'area sacra, un santuario a cielo aperto ove venivano deposti i vasi contenenti i resti dei sacrifici umani. Una pratica diffusa era l'immolazione dei primogeniti maschi. Proseguendo si scorge in mezzo al mare l'isoletta di Schola, la più piccola tra le isole dello Stagnone, caratterizzata da tre casolari rosati e senza tetto. Cothon - E' un piccolo bacino artificiale di forma rettangolare collegato al mare aperto da un canale. Non è ancora stato scoperto a cosa servisse realmente. Alcuni suppongono che potesse fungere da porto per imbarcazioni piccole e leggere che facevano probabilmente la spola tra l'isola e le navi ancorate allargo, per il carico e scarico merci. Porta Sud - Si trova subito dopo il porto ed ha due torri ai lati, come la porta Nord. Casermetta - Si tratta di una costruzione militare di cui si vedono ancora gli elementi verticali. Casa dei Mosaici - E' chiamata così per la presenza di due bei mosaici in Ciottoli bianchi e neri, raffiguranti un grifo alato che insegue una cerva ed un leone che assale un toro. Museo - Vi sono esposti oggetti rinvenuti sull'isola stessa, a Lilibeo (Marsala) e nella necropoli di Birgi, sul litorale di fronte a Mozia. Nel cortile, davanti all'edificio, si trova una serie di stele provenienti dal Tophet. Le ceramiche fenicie puniche sono di forma semplice e poco decorata, ma i vasi corinzi, attici e talioti importati, si ornano di figure nere o rosse. La collezione di sculture comprendi statuette di divinità madri, come la statuetta della Grande Madre, testine di terra Cotta d'influenza greca ed il superbo Efebo dl Mozia, figura nobile dal portamento fiero e dalla lunga veste a piegoline di sicuro influsso greco. Casa delle Anfore - E' situata alle spalle del museo, dietro le case. Deve il nome a fatto che vi hanno rinvenuto un considerevole numero di anfore.
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